I classici – La fiaba

Punto d’inizio fondamentale per ogni scrittore, i classici, rappresentano il mattoncino di partenza su cui iniziare la stesura di una buona idea.

Sì, ognuno ha il suo stile di scrittura e ancor sì, bisogna distaccarsi dal passato ma è furbo e doveroso, imparare da chi si è già dovuto scervellare su quella emozione, da chi è sul mercato editoriale da più tempo e da chi, magari, quel genere di scrittura l’ha proprio inventato.

Attenzione però, i classici sono il punto di partenza obbligatorio per tutti gli scrittori, ma appunto d’inizio. Qui non vi stiamo dicendo di copiare dai classici ma di conoscerli per poter articolare e consolidare la vostra ispirazione, inserendo elementi nuovi, personali e quello che per Kant rende un’opera unica: il proprio genio.

 

C’ERA UNA VOLTA

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La fiaba strutturalmente è articolata da azioni veloci e semplici in modo da facilitare la memoria dei narratori e stimolare il passaggio di voce in voce per varie generazioni.
Ci sono alcuni elementi che caratterizzano la fiaba come tale:

  • L’epoca e i luoghi sono indicati genericamente: C’era una volta, In un paese lontano…
  • I fatti e i personaggi sono fantastici, con capacità magiche o abilità fuori dal comune.
  • Il mondo è sempre diviso in “bianco o nero”: i buoni e i cattivi.
  • I personaggi non vengono quasi mai descritti fisicamente, eccezion fatta per i tratti particolari. Vengono connotati solo per categorie d’appartenenza: poveri/ricchi, re/contadino/cavaliere, bello/brutto…
  • I personaggi delle fiabe si ritrovano a vivere motivi simili: audacia del più piccolo, fortuna, coraggio…
  • Lieto fine sempre presente. La vita delle persone era basata su un labile equilibrio tra carestia e risorse appena sufficienti, le storie dovevano creare speranza.
  • C’è sempre una morale che può essere espressa anche indirettamente o non chiaramente.

Lo studio più importante sulla nascita delle fiabe e sulla loro struttura è quello dell’antropologo russo Vladimir Propp.
Intitolato Morfologia della fiaba (1928) Propp rileva come tutte le fiabe presentino, al di là del luogo di origine e della cultura che le ha create, degli elementi comuni.

Qui sotto nell’infografica ne riassumiamo il contenuto ma vi consigliamo fortemente, se volete cimentarvi nel genere, di leggere l’opera nella sua interezza.

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PIAN PIANO

Il linguaggio utilizzato è il riflesso della cultura popolare e della necessità di agevolare la memorizzazione della trama.

  • Utilizzo del discorso diretto (permettono al narratore di tener desta l’attenzione).
  • Uso di ripetizioni: Sale, sale. Cammina, cammina…
  • Formule di apertura e di chiusura standard: C’era una volta… Così vissero felici e contenti…
  • Inserimento di filastrocche.

 

C’ERA UNA VOLTA UNA FIABA TALMENTE BELLA CHE VALEVA LA PENA SCRIVERLA

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Tramite tradizione orale la trama veniva elaborata, venivano tagliate delle parti, accentuate alcune caratteristiche o addirittura inseriti personaggi nuovi. Nasceva così una variante della stessa fiaba.
Un po’ come le ricette famigliari del pasticcio, c’è quella della nonna, le modifiche della mamma, le aggiunte del nipote, l’innovazione del pronipote.

A partire dal XII secolo si sente la necessità di porre le fiabe per inscritto (al sicuro dalle modifiche della nuora) facendo nascere la più antica raccolta di fiabe Le Mille e una Notte. Opera di tradizione araba che verrà conosciuta e tradotta in Europa a partire dal Settecento.

“In una città della Persia vi erano due fratelli che si chiamavano l’uno Cassim e l’altro Alì Baba. Siccome il padre non aveva loro lasciato che pochi beni da dividersi, sembrava che la loro fortuna dovesse essere uguale, ma il caso dispose altrimenti.”

Le Mille e una Notte, traduzione di Armando Dominicis, Mondadori, 1984.

Bisognerà aspettare fino al 1800 affinché lo stesso sentimento si diffonda in tutta Europa, dando nascita al caposaldo della nostra tradizione continentale: Le Fiabe dei Fratelli Grimm.

Da qui, in poi, seguirono molte altre raccolte di vari Paesi: Olanda, Danimarca, Norvegia e la raccolta di fiabe russe scritta dal linguista Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev.

In Italia l’opera di trascrizione viene fatta da Italo Calvino in fiabe Italiane (1956). Non si tratta di una vera scrittura da dei racconti orali ma di un lavoro di traduzione dai testi di fiabe già posti per inscritto in vari dialetti.
Quest’ultima opera vi consigliamo inserirla, se non ce l’avete già, nella vostra libreria digitale o cartacea che sia, vale la pena tenerla e leggiucchiarla ogni tanto.

 

L’ARRIVO DEGLI SCRITTORI

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Le fiabe spesso includevano errori grammaticali, termini semplici e gergali riflesso di una cultura popolare ben distante dai banchi di scuola. Questo patrimonio esclusivo del popolo arrivò alle orecchie dei nobili e successivamente nei testi delle biblioteche di corte, sviluppando un nuovo genere letterario: la fiaba d’autore.

Se la fiaba classica ha origine popolare quella d’autore nasce dall’inventiva dello scrittore. L’ispirazione ci fa ricordare l’impianto delle fiabe classiche ma i motivi e le azioni sono sviluppate in modo completamente diverso.
Si modifica anche il linguaggio, arricchito con dovizia di particolari, espresso con un lessico studiato.

“La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo.”
Gianni Rodari

Charles Perrault ad esempio scrisse Histoires ou contes du temps passé, avec des moralitez, i famosi Racconti di Mamma Oca, contenente: Pollicino, Cappuccetto Rosso, La Bella Addormentata, Il Gatto con gli Stivali e altre.
Hans Christian Andersen e il suo Brutto Anatroccolo.

Nella tradizione italiana ricordiamo Giovambattista Basile che rielaborò in dialetto napoletano cinquanta fiabe popolari dando vita al Pentamerone o Cunto de li cunti.

Ci sono anche alcune grandi opere, divenute classici della letteratura per ragazzi, che possiamo inserire in questo grande genere delle fiabe d’autore. Ne fanno parte ad esempio, Collodi con la pubblicazione del 1883 Le Avventure di Pinocchio, Lewis Carroll con Alice nel Paese delle Meraviglie (1865) e James Matthew Barrie con Peter Pan (1906).

 

BUONGIORNO, SONO UN AUTORE DI FIABE

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Al giorno d’oggi presentare una fiaba ad una casa editrice cartacea o digitale, non è facile. O meglio, non è facile ricevere un riscontro positivo.

Principalmente i motivi sono due:

  1. la richiesta del mercato è rivolta verso le fiabe classiche in cui l’editore si lancia a capofitto per risparmiare sui diritti.
  2. Il mercato è saturo da un’enorme produzione di fiabe per bambini. La struttura semplice e breve attira ogni anno una miriade di aspiranti scrittori.

C’è anche un altro fattore, da non tralasciare, che riguarda la preferenza d’utilizzo di fiabe prodotte da autori in paesi dove i diritti e la cessione delle opere risultano più economiche.

 

BUONGIORNO, ERO UN AUTORE DI FIABE

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Non disperare, se l’idea è buona e sviluppata altrettanto bene, non limitarti a inviare all’editore tradizionale una trama ma offri anche un’idea di fruizione.
Pensa ad Antonio Munari e al suo libro Nella notte buia. Cerca di proporre il progetto nella sua interezza.

Per una casa editrice digitale risulta ancor più divertente pubblicare storie per bambini, grazie all’inserimento di elementi multimediali e sonori ma anche qui la concorrenza è molta. Invia quindi la tua trama dando risalto agli elementi di innovazione o arricchendola con idee di contenuti extra.

Se invece hai in mente di pubblicare tramite self-publishing, oltre alla solita raccomandazione di far controllare il testo da qualcuno del settore, ti consigliamo fortissimamente (volli, sempre volli, fortissimamente volli) di trovare un illustratore professionale e non un semplice amico che sappia disegnare. Dura quest’ultima frase, lo sappiamo, ma è la verità, che piaccia o no.

 

Un ultimo consiglio, che vale per tutti i generi letterari. Quando stai scrivendo non usare solo la pancia e il cuore ma pensa a chi è diretto quel testo. E questo non lo diciamo solo noi ma lo diceva anche Calvino.

 

p.s. Continuano a non risponderti? Leggi i nostri consigli per sopravvivere al rifiuto letterario.

 

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