Gatti e Letteratura

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Furono i cinesi, attorno al 5300 a.C. ad addomesticare quella dolcissima palla di pelo che oggi entra e esce dalle nostre case. Ma lo sapevate che il legame con la letteratura è molto profondo? Parola di chi sta scrivendo con le gambe al caldo grazie a Madame.

 

NELLA LETTERATURA

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La Letteratura europea cominciò ad interessarsi al gatto a partire dalle favole del greco Esopo attorno al VI secolo. Seguirono numerosi altri scritti, dal latino Fedro (20/15 a.C. – 51 a.C. circa), allo storico greco Erodoto (480 a.C.) fino ai latini Cicerone (106 a.C.) e Plinio il Vecchio (23 d.C.).

 

Il periodo buio coincide con il nostro Medioevo. Nonostante il loro ruolo primario nella caccia ai topi e quindi alla salvaguardia del cibo e della salute umana, vennero etichettati come animali del diavolo. Un periodo lungo e difficile per i felini, ma non era così in tutto il mondo. Nella tradizione islamica ad esempio, continuava ad essere considerato sacro e trattato come tale.

 

È sul finire del 1500 grazie a Lope de Verga, scrittore spagnolo, che ritroviamo il gatto protagonista di un intero poema burlesco: La Gattomachia. Da qui in poi, il rapporto tra felino e scrittura comincerà sempre più a consolidarsi.

Ai gatti vengono aperte le porte della letteratura infantile grazie al Gatto con gli stivali, fiaba popolare europea tramandata per iscritto a partire dal 1550.

 

Non solo storie per bambini

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Tutte le paure e gli elementi demoniaci che terrorizzavano le popolazioni medievali, vengono ripresi nell’opera di Edgar Allan Poe: Il gatto nero (1843). Quest’ultima rimane la più celebre produzione dello scrittore da cui si sono sviluppati una decina di adattamenti cinematografici.
Lo sviluppo della trama e l’espediente della narrazione, come confessione omicida, si ritrova anche nei racconti brevi di H. P. Lovecraft. Precursore della fantascienza angloamericana come Poe, scrisse un intero racconto dell’orrore con protagonisti i gatti:

«Si dice che ad Ulthar, che si trova al di là del fiume Skai, nessuno può uccidere un gatto, e io non stento a crederci, mentre guardo l’animale che sta facendo le fusa davanti al caminetto.»
(I gatti di Ulthar – 1920)

Quarant’anni più tardi, nel 1969, un altro gatto nero si aggira nell’ombra, materializzando inquietudini nelle coscienze. È il gatto nero dell’egiziano Nagib Mahfuz nel racconto La taverna del gatto che dà il nome all’intera raccolta di novelle dominate per la maggior parte da atmosfere assurde.

Agli inizi degli anni Settanta in sud America troviamo l’inclusione di A un gatto nella raccolta poetica di Jorge Luis Borges. Non si tratta più di un richiamo a paure, a elementi negativi ma una vera e propria celebrazione all’animale mettendo in evidenza il suo carattere superiore, d’altri tempi e d’altri luoghi. Borges inoltre sostiene che il gatto si conceda alle carezze solo per farci piacere; su questo punto non si può dargli torto.

Scrive Giorgio Celli:

«I gatti sono stati i miei maestri di etologia. Maestri senza parole ma con gesti trasparenti; ed io, a poco a poco, sono diventato un loro ammiratore e loro complice.»

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Membro del gruppo della neoavanguardia, gruppo 63, Celli dedica al gatto svariate opere: Gatti, gatti e altre storie (1995), Il gatto di casa: etologia di un’amicizia (1997), Gatti & supergatti (2000), Il condominio dei gatti (2003), Il gatto allo specchio (2008), il gatto del Rettore (2011) e Gatti in giallo (2011 – postumo).

I gatti si fanno protagonisti anche nella letteratura giapponese. Io sono un gatto è un romanzo di inizi del 1900 dello scrittore Natsume Sōseki. Qui il gatto, indiscusso protagonista, esprime il suo pensiero (filosofeggiando persino!) interallacciandosi con la banale vita quotidiana del suo padrone.

“Gli umani per quanto forti non saranno in auge per sempre. Meglio attendere tranquillamente l’ora dei gatti.”

Presenza tollerata in casa ma non di certo amata o coccolata come avviene nel romanzo di Jun’ichirō Tanizaki La gatta o anche, più letteralmente, La gatta, Shozo e le due donne (1936) in cui esprime tutto il suo amore nei confronti dell’animale che nella cultura giapponese è considerato sia portafortuna, sia mistero.
 
 

NELLA REALTÀ

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Non si tratta solo d’immaginazione. I gatti sono reali, figure ben presenti negli studi dei letterati con la loro presenza sugli scrittoi di molti autori famosi.

La gatta di Petrarca è stata addirittura imbalsamate e posta in teca. Interessante è l’epitaffio in latino:

“Il poeta toscano arse di un duplice amore: io ero la sua fiamma maggiore, Laura la seconda.
Perché ridi? Se lei la grazia della divina bellezza, me di tanto amante rese degna la fedeltà; se lei alle sacre carte diede i ritmi e l’ispirazione, io le difesi dai topi scellerati.
Quand’ero in vita tenevo lontani i topi dalla sacra soglia, perché non distruggessero gli scritti del mio padrone. E ora pur da morta li faccio tremare ancora di paura: nel mio petto esanime è sempre viva la fedeltà di un tempo.”

Jean-Paul Sartre riceveva gli ospiti e i giornalisti sempre attorniato dai suoi gatti, in particolare uno bianco, chiamato Nada.
Un gatto bianco è complice e compagno anche di Jorge Luis Borges di cui se n’è parlato anche in precedenza. Fedele fonte d’ispirazione per lo scrittore, pare abbia dato il nome di un personaggio Beppo di Lord Byron ma a detta di molti anche estremamente irascibile.

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Ernest Hemingway amava così immensamente i felini, da far scrivere al giornalista americano Brennen I gatti di Hemingway. Mentre lo scrittore giapponese Murakami nel 1974 intitolò il jazz bar, aperto insieme alla moglie, al suo fedele amico: Peter cat.

Il rapporto tra Lilian Jackson Braun e il suo gatto fu invece alquanto breve e doloroso. Koko il gattino siamese che le aveva regalato il marito morì a due anni cadendo dal decimo piano.
L’episodio provocò nella scrittrice statunitense un profondo dolore alimentato dal vociare del quartiere che aveva diffuso l’ipotesi che il gatto fosse stato spinto giù da una mano assassina.
Fu così che la Braun scrisse il primo racconto giallo ispirato alla vicenda Il peccato di Madame Phloi dando avvio alla serie dei fortunati romanzi gialli intitolati Il gatto che.

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Luis Sepúlveda autore di Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (1996) si ispirò al suo amatissimo gatto Zorba:

«Volare mi fa paura» stridette Fortunata alzandosi.
«Quando succederà, io sarò accanto a te» miagolò Zorba leccandole la testa.

 

Questi felini sembrano avere un legame profondo con sia con la Letteratura che con gli stessi scrittori, che sia la fonte di tutte le loro ispirazioni ? Forse ne sa qualcosa il nostro autore Walter Res il cui simbolo nei sui libri è la silhouette del suo gatto.

 

Di seguito la galleria con alcuni tra i più famosi scrittori in compagnia dei loro amati gatti… ma sono solo alcuni!

Vi consigliamo di visitare la pagina facebook di Gatti e Scrittori per scoprire se anche il vostro autore preferito era un appassionato di felini.

 

  • Edgar Allan Poe (1809 - 1849)
  • Hermann Hesse (1877 - 1962)
  • H. P. Lovecraft (1890 - 1937)
  • Ernest Hemingway (1899 - 1961)
  • Jorge Luis Borges (1899 - 1986)
  • Jean-Paul Sartre (1905 - 1980)
  • Alberto Moravia (1907 - 1990)
  • Doris Lessing (1919 - 2013)
  • Elsa Morante (1912 - 1985)
  • Charles Bukowski (1920 - 1994)
  • Stephen King (1947)
  • Haruki Murakami (1949)
  • Neil Gaiman (1960)

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