Dislessia e scrittori

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Il 4% della popolazione mondiale soffre di dislessia; un alunno per classe. Ma non c’è da disperarsi, in questo post vi sveliamo una piccola, grande caratteristica di alcuni scrittori: la dislessia.

 

CHE COS’È LA DISLESSIA

Dislessia e scrittori

La dislessia è un disturbo specifico che riguarda la capacità di leggere in modo corretto e fluente. Le persone dislessiche incontrano difficoltà nel decodificare i testi scritti, tanto da esser spesso etichettati con: “quel bambino è intelligente, ma non si applica

 

CHE COSA NON È

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  • NON è una malattia;
  • NON è una sindrome;
  • NON è un problema cognitivo;
  • NON è una difficoltà di comprensione del testo;
  • NON è un deficit intellettivo;
  • NON è una patologia;
  • NON è un ritardo di apprendimento;
  • NON è una disabilità;
  • NON è un atteggiamento
  • NON è derivata dall’ambiente famigliare;
  • NON è scarso impegno;
  • NON è provocazione.

 

EPPUR SI SCRIVE

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Émile Zola fu respinto per ben due volte alla maturità, decidendo infine di abbandonare gli studi ma non la sua passione. Completò la sua cultura umanistica da autodidatta, conscio che la mancata laurea gli influenzerà negativamente il portafoglio, ma non la carriera.

Iniziò a lavorare per una casa editrice e successivamente intraprese la carriera giornalistica. In entrambi gli ambienti venne notato per la sua grande intelligenza e caparbietà. Ah, quasi dimenticavo: era dislessico.

 
Dislessia e scrittori

Hans Christian Andersen, scrittore e poeta danese, era dislessico.

State pensando che dopotutto scrivere fiabe per bambini non è difficile? Certo, a scrivere son capaci tutti gli alfabetizzati, chi più, chi meno, ma la fama e il valore di Andersen sono sopravvissuti fino ai giorni nostri.

L’opera dello scrittore ha influenzato molti autori suoi contemporanei e successivi come Charles Dickens, William Thackeray e Oscar Wilde. Scrittore per bambini, eh?

 
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Agatha Christie, giallista di fama mondiale, dislessica. Ancora oggi i suoi romanzi sono pubblicati con successo, tanto da definirla la scrittrice inglese più tradotta (escludendo le opere di Shakespeare e la Bibbia).

 
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Ernest Hemingway, Premio Pulitzer, Premio Nobel per la Letteratura del 1954, nome riscorrente nelle targhe commemorative di tutti i paesi del nord Italia.
Possessore di un gatto polidattilie, ovvero con 6 dita. Dislessico.

 

QUASI, QUASI

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Sai pensando d’esser sfortunato a non esser dislessico?

Non esageriamo, non è un dono ma è una caratteristica. Una presenza che dev’essere riconosciuta durante i primi passi nell’apprendimento.

Un bambino dislessico può sviluppare problemi d’autostima, può sentirsi stupido, diverso, può esser addirittura spinto ad abbandonare gli studi. Bisogna dare giusta attenzione alle cose, la svogliatezza è sempre un sintomo di un qualcosa che va scoperto il prima possibile; e che non è automaticamente dislessia.

 

COSA FARE

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Parlare

Primo consiglio, per tutti i casi della vita. Parlate con i vostri bambini, discutete delle debolezze e rincuoratelo, aiutatelo a non sentirsi inadeguato.

 

Compiti

I compiti, passata l’euforia dei primi giorni scolastici, non entusiasmano nessuno; nemmeno gli adulti, che li ricordano come degli incubi da rinchiudere in un cassetto.

Per i bambini dislessici è ancor peggio, significano fatica e difficoltà che sembrano insormontabili. Aiutateli e suddividete il lavoro in fasi. Non propinateli da leggere un interno brano in un unico momento, ma spezzatelo in due o in tre pezzi. Idem per il resto delle materie.

 

Computer

Tecnologia? Certo che sì. Il computer può diventare un validissimo aiuto, per creare, ad esempio, un’agenda virtuale con Word in cui scrivere pensierini in libertà. L’auto correttore li aiuterà a migliorarsi autonomamente senza la necessità della presenza di un adulto.

Anche i videogiochi aiutando i bambini dislessici, aumentando il vocabolario e ancora una volta l’autostima.

 

Leggere

La lettura può sembrare un mostro e non è difficile immaginare il perché, se si guarda l’alfabeto con gli occhi di un dislessico:

danielbritton Dislessia e scrittori

Utilizzate in collaborazione con gli insegnati font adatti alla dislessia (link in fondo alla pagina), cercate di coinvolgerlo nella lettura, di rendere il processo più divertente possibile. Se il carattere del bambino lo permette coinvolgetelo in sfide.

Non accantonate la lettura, solo perché fa fatica.

Jules Verne era dislessico, ebbene sì, pure lui. Se non avesse proseguito nel suo sogno, oggi non avremmo alcuna idea della sua immensa fantasia.

 

Nebula House ha pubblicato un libro gratis pensato appositamente per tutti quelli che hanno difficoltà nella lettura. Dateci un’occhiata, la versione pdf è scaricabile qui.

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Avere un bambino dislessico può rappresentare una sfida a livello educativo ma anche una scoperta di un mondo creativo, ingegnoso.

 

Se potessimo intervistare Verne e chiedergli qual è stata la difficoltà più grande della sua vita, di sicuro risponderebbe il 1886. Periodo funesto caratterizzato dalla morte di persone care, dal tormento della nevrosi, da una moglie bisbetica, da un figlio difficile che finirà in riformatorio, e da un nipote psicotico, Gaston, che tenterà di assassinarlo. Venne infine colpito da una paralisi alle gambe e finì la sua vita su una sedia a rotelle. Insomma nessun accenno alla dislessia!

 
 

FONT
ARTICOLI UTILI:
AIAS – font ad alta leggibilità.
AID – Associazione Italiana Dislessia.
Protocollo del Ministero della Pubblica Istruzione per DSA.
Associazione AGIAD

British Dyslexia Association (in lingua inglese).
Sito di Daniel Britton – le lettere per un dislessico (in lingua inglese).
 
 
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