Intervista a Massimo Sumberaz

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Massimo Sumberaz, nostro amico e cliente che attraverso la sua pagina Facebook, La vita che vorrei, ispira ogni giorno più di 190mila persone.

Di cosa ti occupi?
Sono un formatore e divulgatore. Aiuto le persone a risolvere i loro problemi e i loro disagi ritrovando la connessione con la propria interiorità. Sono il fondatore e gestore della pagina La vita che vorrei.

Cosa ne pensi dei social network? Li ritieni una minaccia o una opportunità?
Ogni cosa ha sempre due aspetti, questo vale anche per i social. L’aspetto che giudico positivo è la possibilità di poter arrivare a tantissime persone in un istante. Permette di far conoscere a tanti come la pensi, ciò che fai nella vita, in tempo reale. Gli aspetti negativi li identifico nella superficialità dei contenuti, del voler spesso apparire fingendo di essere una persona diversa da ciò che si è, nella mancanza di un contatto diretto che nelle relazioni umane fa sempre la differenza.

Che rapporto hai con la tecnologia?
La tecnologia è abbastanza presente nella mia vita. Innanzitutto perché bisogna essere uomini del proprio tempo e quindi utilizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione. Ovviamente, come in tutte le cose, bisogna dargli il giusto peso e non lasciare che sia lei a condurre la tua vita.

Il fatto d’esser sempre reperibile su Facebook, che impatto ha avuto nella tua vita?
La reperibilità non è un problema, sono abituato, visto il lavoro che svolgo, ad essere quasi sempre reperibile. Interagire con le persone mi piace quindi non considero un problema la mia continua disponibilità.

Da quest’anno con la collaborazione di Nebula House hai dato vita al Diario della vita che vorrei. Com’è nata l’idea di una rivista digitale?
L’idea è nata per poter offrire uno strumento di approfondimento e nello stesso tempo di partecipazione comune che non sia rappresentato da un post di poche righe o da un semplice “mi piace”.

Quali cose non ti piacciono fare?
Non mi piace frequentare i luoghi e gli eventi troppo affollati. Amo però viaggiare e conoscere posti, persone, sempre diversi. Devo svelarti però che sono pigro, non amo molto le lunghe passeggiate e soprattutto le escursioni in montagna. Salite e discese non fanno per me, preferisco camminare in piano. Non mi piace tutto quello che è ripetitivo, monotono o conformista.

bisogna essere uomini del proprio tempo

Qual è la cosa più divertente che ti è capitata recentemente?
Ero in fila alla cassa di un supermercato. Un signore di una certa età, aveva cominciato a cantare una bellissima canzone degli anni ‘60 con una voce meravigliosa. Vedere lo spirito con cui interpretava la canzone e la voglia di donare qualcosa agli altri, insieme alle facce dei presenti imbarazzati è stato davvero inaspettato e divertente.

Qual è il tuo libro preferito, quello che ritieni ti abbia di più influenzato?
Più che di un libro ben preciso preferisco citare degli autori, perché in realtà non posso dire di essere stato influenzato da un singolo libro. Posso citare alcuni come James Hilmann, Carl Gustav Jung, Thomas Troward, Raimon Panikkar, Waine Dyer, Giordano Bruno e naturalmente il fondatore della Scuola di Medicina Psicosomatica di Riza dove ho studiato e mi sono abilitato come naturopata, Raffaele Morelli.

Hai dei progetti futuri di cui vuoi renderci partecipi?
Sto scrivendo un libro ma ancora non posso rivelarti nulla di preciso. Posso però dirti che agli inizi di settembre sono previste delle grandi novità per la vita che vorrei, delle nuove collaborazioni e progetti. Quello che mi sento di anticipare è che voglio riprendere un’attività che da qualche tempo ho messo un po’ da parte perché troppo impegnato in altri ambiti. Ed è quella di riprendere i miei incontri, i miei corsi e le serate dal vivo con le persone. Credo che sia fondamentale e bellissimo potersi conoscere e interagire direttamente con le persone.

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